Le Origini di San Giorgio Albanese

 Alcuni documenti testimoniano che già agli inizi del XII secolo vi era traccia di un insediamento abitato laddove oggi sorge San Giorgio Albanese. L’ammiraglio Cristodulo, si legge nella Carta Rossanese datata 1104, concesse al fondatore del monastero del Patire, Bartolomeo da Sieri, delle terre, tra cui il “Casale de Sancto Iorio”. Questo il nome del Paese, che a quel tempo si presentava come un piccolo agglomerato di case abitate da contadini che coltivavano le terre del Patire.

Tuttavia  la  storiografia fa risalire la fondazione di San Giorgio Albanese alla fine del XV secolo allorché, in seguito all’invasione della penisola balcanica da parte dei Turchi ottomani, numerosi gruppi di Albanesi cercarono rifugio nelle vicine coste dell’Italia meridionale. I profughi si stabilirono soprattutto in Calabria dove fondarono un cospicuo numero di insediamenti rurali, la maggior parte dei quali in territori ottenuti dal re di Napoli, Alfonso d’Aragona, in segno di riconoscenza per l’aiuto militare prestato nelle lotte per il dominio del Mezzogiorno. All’epoca la Calabria, stremata dalle lotte tra Angioini e Aragonesi, viveva un periodo di decadenza civile ed economica, a cui non erano estranee cause di tipo naturale, quali pestilenza e terremoti, che decimarono la popolazione.

Fu proprio questa situazione di declino civile e demografico a favorire la costituzione di colonie albanesi. San Giorgio fu una delle prime comunità albanesi ad essere fondata. Le prime migrazioni, infatti, risalgono al 1468, anno della morte dell’eroe nazionale Skanderbeg, e proprio intorno a questa data i profughi albanesi si stabilirono nel territorio del Casale.

Gli Albanesi ribattezzarono il Casale col nome di “Mbuzati”, derivato dal cognome del clan dei Busa che pare abbia guidato il gruppo di profughi. Il primo nucleo di abitanti fu piuttosto esiguo, ma nel volgere di qualche decennio la popolazione crebbe e già nel 1545 si registravano ben 65 fuochi. Questo aumento della popolazione fu probabilmente favorito dal matrimonio (1539) tra il principe Sanseverino di Bisignano e la duchessa Irene, pronipote di Skanderbeg. Pertanto, quando nel XVI secolo i profughi albanesi approdarono in Italia, poterono stanziarsi più facilmente nei loro territori, tra cui San Giorgio, dove trovarono buona accoglienza non solo per i legami di sangue con la principessa Irene, ma anche per i monaci del Monastero del Patire di Rossano, appartenenti allo stesso rito Bizantino. Da questo momento iniziò una fase di espansione demografica ed economica del piccolo centro albanese.

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